C’è un momento preciso, poco prima che le luci dell’Inalpi Arena di Torino si spengano, in cui l’aria sembra farsi solida. È il peso dell’attesa di migliaia di persone che non sono qui solo per ascoltare musica, ma per vedersi riflesse in uno specchio. E poi arriva lui.
Niente effetti speciali hollywoodiani, niente costumi scintillanti o coreografie studiate nei minimi dettagli. Blanco sale sul palco come se fosse appena uscito da una stanza di casa sua: una maglietta blu , un paio di pantaloni larghi e quel sorriso sfrontato che nasconde una sensibilità disarmante. È il “ragazzo semplice” che abbiamo imparato a conoscere, quello che corre senza scarpe nell’erba e che urla i suoi sentimenti senza filtri.
Il concerto è un’esplosione di energia primordiale. Blanco non sta sul palco, lo divora. Si muove da una parte all’altra con la foga di chi ha troppe cose da dire e poco tempo per farlo. Ma è nei momenti di silenzio, tra un brano e l’altro, che si percepisce la vera magia. Il pubblico di Torino, caldo e partecipe come non mai, risponde a ogni nota: ci sono lacrime che rigano i volti dei più giovani durante i passaggi più malinconici e braccia tese verso il cielo che sembrano voler afferrare un pezzetto di quella libertà che Riccardo mette in ogni parola.
L’emozione è tangibile. Non è solo un concerto pop; è un rito collettivo. Quando parte l’intro, l’arena diventa un unico polmone che respira all’unisono. C’è una verità profonda nel modo in cui Blanco interpreta brani come “L’isola delle rose” o “Blu Celeste”: la sensazione che stia cantando per ognuno dei presenti, raccontando i loro amori, le loro rabbie e quella voglia di spaccare il mondo tipica dei vent’anni.
Non servono grandi discorsi. Gli basta uno sguardo, un cenno della mano o il sudore che gli imperla la fronte per dire tutto. È la vittoria della spontaneità sull’artificio, di un ragazzo che è rimasto fedele a se stesso nonostante il successo travolgente. Torino lo sa, e lo abbraccia con un boato che fa tremare le pareti dell’Arena fino all’ultima nota.
Un ringraziamento speciale a Rachele Venco di Inalpi Arena e a Friends and Partners
LA SCALETTA DEL CONCERTO
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INTRO
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TI VOGLIO BENE UOMO
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L’ISOLA DELLE ROSE
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PARAOCCHI
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LADRO DI FIORI
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ANCHE A 20 ANNI SI MUORE
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FINCHÈ NON MI SEPPELLISCONO
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FUORI DAI DENTI
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SAI COSA C’È
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MALEDETTA RABBIA
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PEGGIO DEL DIAVOLO
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BELLADONNA
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LUCCIOLE
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PIANGERE A 90°
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UN BRICIOLO D’ALLEGRIA
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RICORDI
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INTRO + LA CANZONE NOSTRA
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NOSTALGIA
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LOS ANGELES
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BLU CELESTE
TESTO E FOTOGRAFIA A CURA DI WILLIAM BRUTO PHOTOGRAPHY
